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OPERANEWS Giugno 2026
Tutti gli articoli che potete leggere in queste pagine sono stati discussi poi approvati e scritti da detenuti che partecipano alla redazione di Operanews
Gli editori di adesso
e i giornalisti di una volta
di Ciprian Vlasin Storia italiana. Non solo, è anche storia di molti altri Paesi. Un’insofferenza profon-
da ha cominciato a soffiare come un ghibli, il torrido vento del deserto che prosciuga
gni tanto nella Redazione di “Opera News”, capita di discutere di argomenti ogni vita, contro l’informazione.
vari, che prendono molto i“redattori-diversamente-liberi” di questa testata e Quel ghibli è stato e continua a essere violento, deforma il paesaggio del giornali-
provocano discussioni e dibattiti anche accesi. smo al punto da renderlo irriconoscibile.
ORecentemente si è parlato del “nostro mestiere” ovvero del giornalismo, per Colpisce ad esempio il fatto che ormai siano sempre meno - fino quasi a scomparire
riflettere sullo stato dell’arte di questo lavoro, che a detta di molti è profondamente - i giornalisti dipendenti e regolarmente assunti da qualche parte. Si leggono frasi
in crisi. Anche tra noi in parecchi lo pensano e ne è nato dunque uno scambio di come: “Ma quale contratto? Si può benissimo lavorare senza - se sei dello stesso
idee che ora viene raccontato ai lettori. partito del “padrone” - si può aggiungere -, i compensi arrivano in tanti modi”.
Sembra infatti che giornalismo sia “bruciato” da pesanti interferenze; non tanto po- E potrebbe anche andar bene, se questa fosse solo una normale quanto difficile
litiche (che comunque ci sono), ma più ancora da quelle provenienti dalle imprese disputa economica. Ma non né affatto una disputa economica. La questione che
editoriali, sempre più coinvolte o spinte in progetti e interessi estranei all’editoria stanno ponendo gli editori è molto più seria e radicale, e dovrebbe riguardare tutti,
strettamente intesa. Si dice da più parti che siamo in un’epoca di “post giornali- sia coloro che sono coinvoiti in questo mestiere sia i cittadini-utenti. È questa: con
smo” segnata da notizie che non nascono dalla realtà dei fatti, ma da decisioni o l’immenso flusso informativo a disposizione, che bisogno c’è di giornalisti? Serve la
esigenze di centri di potere che guidano funzione professionale che da oltre due
la comunicazione pubblica, accendendo secoli stanno svolgendo? Le aziende
i riflettori su alcune cose o decidendone editoriali possono agire grazie al vasto
la scomparsa. materiale disponibile.
Il meccanismo dei “talk show” e dei Serve il monitoraggio e la spalatura del-
“social-media” amplifica e impone na- le scorie, ovvero un brulicare di giovane
scita, sviluppo, dominio e cancellazione manodopera precaria intercambiabile,
di notizie, a volte addirittura artificiali o come nelle fabbriche elettroniche, in cui
nate dalla deformazione dei fatti. E sto- conta di più l’agilità delle dita che la
ria attuale, che spiega l’impressione di qualità della testa.
disorientamento e di caos che tormenta E dunque del giornalismo professiona-
i cittadini e toglie fiducia. le non si sente alcun bisogno. Il ruolo
Sono concetti che vanno sviluppati e “terzo” del giornalista, non interessa
prima di scriverli la Redazione si è pre- più. Meno che mai il prender posizione,
murata di controllare se siano cose pub- argomentato e provato, di giornalisti
blicabili serenamente - siamo il giornale competenti, sulle varie materie che
di un carcere, dopotutto, e conviene star animino il dibattito pubblico. Addirittu-
attenti. Ebbene, l’Art. 21 della Costitu- ra par di vedere che anzi, il giornalista
zione, all’interno della sezione “Diritti e doveri dei cittadini”, dice: “Tutti hanno legato da un rapporto di fiducia con i lettori, che lo “ascoltano”, sia una palla al
diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero” piede, se dissente dall’editore. Perché a quello interessano solo le battaglie che
Però non dice che vi sia un diritto a sbeffeggiare e insultare chiunque con la parola, lo riguardano e le fa durare come vuole, da un anno a un giorno; e devono poter
lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Invece succede che i mezzi di diffu- svanire con un accordo di cui non si sa nulla. E un vero scontro tra “gli editori di
sione possono pubblicare qualsiasi notizia, comunque appresa, qualunque ne sia adesso” - chiamiamoli così - e coloro che sembra giusto definire “i giornalisti di una
l’oggetto e anche oltre il rispetto della riservatezza e della dignità della persona. volta”, abituati a seguire il percorso della loro competenza e della loro esperienza,
Sì, in teoria non sarebbe così; in teoria vi sono limiti deontologici e freni morali, con onesta dedizione alla professione.
prima ancora che legali, ma la stampa e gli altri mezzi di diffusione del pensiero Di fatto le leve dell’editoria si sono avvicinate al potere economico, che talora è
o delle notizie non possono essere soggetti ad autorizzazioni o censure (a meno un governo, o una sua parte, a volte ne è “sopra”. In ogni caso è un potere che
che non vengano dagli editori o dai gestori dei social network...) e dunque fanno esige di essere rappresentato in modo vigoroso e istantaneo. E peccato per quei
un po’ come vogliono. Solo l’Autorità giudiziaria può fermare una pubblicazione, veri professionisti, i pochi rimasti onesti, che dedicano il loro impegno in maniera
ma i casi in cui lo si possa fare sono pochi e molto rari nei fatti; ed è successo mille quasi amorosa.
volte che iniziative potenzialmente avviate, in poco tempo si siano arenate per Noi qui nel nostro piccolissimo, guardiamo a loro perché una cosa la sappiamo,
pressioni “dall’alto”. Del resto, le norme danno il brevissimo termine di 24 ore tra e la sappiamo bene: la democrazia non è in grado di sopravvivere se i media
la “segnalazione” di un possibile reato a mezzo stampa e il necessario intervento sono continuamente colpiti da interferenze e intimidazioni del potere politico e del
20 della magistratura; trascorse quelle 24 ore, tutto passa. grande business.

